Hai mai sentito il bisogno di ululare?
Eccomi qui, con un'altra lattina di birra da accartocciare. Dicono che l'alcool lenisce il dolore, ma a me fa venire solo il mal di testa, ed il pulsare sordo nel mio petto rimane sempre vivido.
Vivacchio in questo fine settimana, nel deserto emotivo della mia casa vuota cerco almeno di non trovare nuove delusioni, ma trovo solo me stesso, incapace e inutile.
Qui scrivo, sperando di strappare dalle mie interiora lo spago che le avvolge, come se questo blog avesse la soluzione, la risposta.
Domani un'altra battaglia avrà inizio, come ogni giorno che passa. Ma ultimamente sto cominciando ad aver paura di perdere, sento più vicina la sconfitta.
Wisewolf annusa l'aria, e sente l'odore della morte
Pezzi di vita che spariscono nel nulla. La casa dei miei nonni è stata venduta, verrà demolita e con essa parte della mia infanzia. Questo sabato sono entrato in quella casa dopo molti anni, forse la prima volta dalla morte di mia nonna, per recuperare qualche cimelio di famiglia.
Poi sono sceso nel giardino, ed ho ritrovato alcuni amici dei tempi che furono. Il grande noce, che per me piccolino sembrava non avere limiti, d'estate riusciva a coprire il cielo, il liquidambar, che d'autunno poteva assumere tutti i colori della natura. E poi il tasso, la magnolia, gli altissimi abeti rossi, i ciliegi, il pero, il caco, e l'acacia, attorno il cui tronco mio nonno aveva costruito un tavolo sul quale mia nonna ci portava la merenda.
Quei luoghi fanno parte di me, era tutto il mondo che mi serviva: bastava spostarsi di poco e potevi essere in un fitto bosco misterioso, oppure in un castello diroccato, o ancora sulla prua di una nave alla ricerca della terra perduta.
Avrei voluto volare nel tempo, rivedere ancora mio nonno seduto sul ceppo a battere la lama della falce, oppure mia nonna che rientrava dal pollaio, con le uova nella tasca del grembiule. Tornare piccolo, e sapere che in quel posto così grande sarei stato sempre al sicuro, sapere che nulla avrebbe potuto farmi del male.
Presi lo scatolone che mi era stato assegnato e scappai via, non volevo lasciare delle lacrime sul quel prato.
Al bar dell'albergo la serata passava una birra dietro l'altra. Lontano da casa, senza internet a annebbiare i miei pensieri, sentivo il peso della mia solitudine gravare come un temporale estivo, che toglie d'improvviso la luce e fa mancare il fiato.
Non mi accorsi subito della sua presenza nel locale, finché non si sedette ad un paio di sgabelli dal mio. Per poche donne ho utilizzato il termine bella, e lei non sarebbe rientrata fra queste, ma riuscì comunque a suscitare il mio interesse. Bruna, non molto alta, i capelli ricci erano lunghi ed abbandonati sulla schiena, si era pettinata con cura, ma non con l'obbiettivo di fare colpo. Indossava un paio di pantaloni neri, ed un top che le lasciava scoperte la spalle, nonostante la serata non fosse poi così calda, sotto il vestito intuivo che le sue forme erano interessanti.
Si girò verso di me proprio mentre la osservavo, solitamente mi sarei messo a fissare il mio bicchiere imbarazzato, ma ormai avevo perso il conto delle birre ed in quello stato non ebbi problemi a guardarla negli occhi. Il locale era scuro ma il suo sguardo risaltava comunque, le iridi avevano un colore a metà fra il grigio ed il verde e la luce gialla sopra il bancone le macchiava di tante pagliuzze dorate.
Non volevo fare la figura dello scemo per cui attesi un po', nel caso che stesse aspettando un uomo, sempre osservandola con la coda dell'occhio. Ordinò una birra, media, guadagnava punti. "Se la finisce e ne ordina un'altra - pensai - siamo a posto".
I minuti passarono, beveva lentamente senza guardarsi in giro: una ragazza sola, pensierosa e con mezzo litro di birra. Mi feci coraggio, mi alzai dallo sgabello e mi avvicinai: "Se continui a guardare quel boccale potrebbe innamorarsi di te, - le dissi - e dopo dovresti portarlo a casa con te". Alzò il viso verso di me, il suo sguardo era a metà fra il sorpreso ed il divertito; sperai le fosse piaciuta la battuta e non fosse una reazione alla mia faccia, che dopo una serata passata a bere non era probabilmente al meglio delle sue potenzialità.
Quando mezz'ora dopo ci intrufolammo nella mia stanza, approfittando dell'assenza dell'addetto alla reception, decisi che le era piaciuta la battuta.
Cerco l'amore tra le fredde braccia del tempo, sapendo che non è li che si trova.
Nel deserto dell'anima non vi trovo che misero rifugio, e quando il cuore mi stringe il petto vorrei strapparmelo come fosse la causa di tutto il dolore.
La vita si scinde tra i sogni e la realtà, con quest'ultima ad uccidere quei pargoli indifesi che la mia mente riesce a stento a nutrire, nell'aridità della mia mente impaurita.
Non esiste rancore, se non verso l'esistenza stessa, ed il vuoto si riempie solo con il dolore.
Cerco l'amore ma lo confondo con la ragione, e lo sommergo col nero putrido dei rimorsi e della vergogna.
Di tanto in tanto la ferita si riapre ed un po' di polvere entra, brucia molto, questo lo puoi capire?
Il lupo è nero, sarà per il buio della notte, o forse per quello della sua anima.
POKER/LIFE
Per quante carte tu tenti di cambiare, se hai una brutta mano non ti resta altro che bluffare, e se hai abbastanza faccia tosta ti può anche capitare di vincere.
Peccato che Wisewolf sia intrisecamente onesto.
Brutto
Nel condominio dove vivevo tutti conoscevano Brutto. Brutto era il gatto del palazzo. Brutto amava tre cose: combattere con gli altri gatti, mangiare rimasugli e, potremmo dire, amare.
La combinazione di queste tre cose, assieme ad una vita vissuta all'aperto, ebbero delle conseguenze su Brutto. Intanto aveva un occhio solo, al posto dell'altro c'era solo una ferita. Gli mancava anche un'orecchio, dallo stesso lato della testa. La sua zampa destra sembra avesse subito una brutta frattura e si era ricomposta in modo innaturale, sembra sempre che stesse per girare l'angolo. La sua coda era andata da un pezzo, rimaneva solo un moncherino.
Quando le persone vedevano Brutto tutti dicevano: "Quello si che è un Brutto gatto!"
I bambini era avvisati di non toccarlo, mentre gli adulti gli tiravano i sassi, o lo innaffiavano, e gli chiudevano le zampe nelle porte quando cercava di entrare in qualche casa.
Brutto aveva sempre la stessa reazione. Se lo innaffiavi rimaneva li, tutto zuppo, finchè non ti arrendevi e te ne andavi. Se gli tiravi addosso le cose. attorcigliava il suo magro corpo attorno ai tuoi piedi in cerca di perdono. Ogni volta che vedeva dei bambini correva miagolando freneticamente e sfregava la testa nelle loro mani, chiedendo un po' di amore. Se lo prendevi in braccio si metteva subito a ciucciarti la maglia, o l'orecchino, o quello che trovava.
Un giorno Brutto decide di condividere il suo amore con gli husky del vicino, ma non gli risposero con gentilezza. Brutto ne uscì veramente malridotto. Dal mio appartamento sono riuscito a sentire le grida, e sono accorso in suo aiuto. Il tempo di arrivare e Brutto era a terra disteso, sembrava che la sua triste vita fosse arrivata alla fine.
Brutto era steso in una pozza, la parte inferiore del suo corpo era grottescamente malridotta, aveva una brutta ferita lungo la striscia bianca di pelliccia che gli attraversava il petto. Quando l'ho raccolto lo sentivo lamentarsi e annaspare, ho pensato che dovesse fargli molto male.
Poi ho sentito una sensazione familiare all'orecchio. Brutto, con tutto quel dolore e quella sofferenza stava cercando di ciucciarmi il lobo dell'orecchio. L'ho stretto più forte a me, allora lui mi ha guardato con il suo occhio dorata e ho potuto sentire distintamente il rumore delle fusa. Anche nel dolore, quel brutto e sfregiato gatto stava chiedendo solo un po' di affetto, un po' di compassione.
In quel momento ho pensato che Brutto fosse la più bella e adorabile creatura che avessi mai visto. Mai una volta ha tentato di mordermi o graffiarmi, o nemmeno di scappare da me. Brutto semplicemente mi guardava, fiducioso del fatto che avrei potuto alleviare il suo dolore.
Brutto è morto fra le mie braccia prima che potessi rientrare in casa, ma mi sono seduto e l'ho tenuto stretto per molto tempo anche dopo, pensando a come uno sfregiato e deforme randagio potesse cambiare la mia opinione su cosa significasse avere purezza di spirito, amare in maniera totale e sincera. Brutto mi ha insegnato più sulla generosità e la compassione di quanto un migliaio di libri, lezioni o speciali di talk show avrebbero potuto fare, e per questo sarò sempre grato.
Lui era pieno di cicatrici all'esterno, ma io ero sfregiato dentro di me, ed era tempo per me di muovermi ed imparare ad amare sinceramente e profondamente. Di dare tutto me stesso per le persone a cui tengo,
Molte persone vogliono essere ricche, vogliono avere successo, vogliono piacere agli altri, vogliono essere belle, ma per quanto mi riguarda, vorrò sempre essere Brutto.